Il desiderio dell’invisibile

Di Luigi Salvatori

Tutto il mondo che ruota intorno all’uomo è fatto di forme, immagini, colori. Immagini che ti colpiscono, si imprimono nella tua memoria e poi svaniscono, si dimenticano, ritornano di nuovo e poi passano… Tutto è destinato a mutare, scomparire. Tutto è vanità, tutto si corrompe, si trasforma, sfuma come in un sogno e poi muore. Anche la Natura sembra partecipare allo stesso destino dell’uomo che è la morte. L’uomo, proprio per la paura della morte, si trova durante la vita soggetto a schiavitù e questa paura non rimane al di fuori di lui ma lo distrugge interiormente. L’uomo è incapace di uscire da se stesso, di aprirsi all’altro, di trascendersi nell’altro, poiché l’esperienza di morte che possiede gli impedisce di amare nella misura in cui l’altro lo uccide, lo distrugge, lo mortifica. L’uomo vive immerso in questa realtà naturale delle cose e soffre nell’incapacità di potersi donare, di amare, di godere e gustare nella sua totalità e profondità delle meraviglie del Creato.

La sua conoscenza è imperfetta, la bellezza delle cose create non lo appagano, i momenti di gioia sono effimeri, passano subito. In questa situazione esistenziale l’uomo vive con una speranza: quella di essere liberato dalla paura della morte e dare un senso alla propria vita e alla propria esistenza. Con un senso di libertà, di trionfo, di gioia, di speranza, l’uomo e tutta la creazione attendono con impazienza il soffio rigeneratore, come dice S. Paolo: “Tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto, essa non è la sola, ma anche noi gemiamo interiormente aspettando la redenzione e partecipando alla libertà della gloria dei figli dell’uomo” ( Rm 8,22).

Da queste riflessioni nascono le mie opere, esse rappresentano quasi l’espressione poetica di una avventura interiore, di un moto dello spirito nato da una profonda contemplazione, nuova e attonita, del mondo che ci circonda. E’ questo spirito vitale che da origine ad un’opera d’arte, come sostiene Hegel nel suo saggio su “L’Estetica”: “l’opera d’arte è tale solo in quanto, originata dallo spirito, appartiene al campo dello spirito e manifesta solo ciò che è formato secondo la risonanza dello spirito”. Il fine dell’arte, secondo Hegel, non è l’imitazione della natura né il tentativo di suscitare sentimenti: il vero scopo dell’arte è “rivelare la verità sotto forma di configurazione artistica”. Nel bello artistico si manifesta la verità, la “rivelazione concreta e individuale dell’universalità dello spirito, l’apparire sensibile dell’idea”. In questo senso l’arte è essenzialmente “mediazione e conciliazione tra spirito e materia, universale e particolare, infinito e finito, pensiero e sensibilità, tra la natura e la realtà finita e l’infinita libertà del pensiero concettuale. L’opera d’arte costituisce una delle forme del percorso lungo il quale lo spirito si libera dall’esteriorità della natura per ritornare alla piena comprensione di sé”. Continua Hegel: “La bellezza artistica è la perfetta conciliazione di idea e forma concreta, spirito e materia, pensiero e intuizione. bellezza che viene propagandata è illusoria e mendace, superficiale e abbagliante, imprigiona gli uomini in se stessi e li rende ancora più schiavi. Joseph Ratzinger, all’incontro con gli artisti, definisce il significato della bellezza: “… si tratta di una seducente ma ipocrita bellezza, che ridesta la brama, la volontà di potere, di possesso, di sopraffazione dell’altro e si trasforma ben presto nel suo contrario, assumendo i volti della oscenità, della trasgressione o della provocazione fine a se stessa. L’autentica bellezza, invece, schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’altro, verso l’oltre da sé…. Allora riscopriamo la gioia della visione, della capacità di cogliere il senso profondo del nostro esistere, la felicità, la passione dell’impegno quotidiano”.

La via della bellezza è un percorso privilegiato e affascinante per avvicinarsi al mistero del creato come afferma S. Agostino: “interroga la bellezza della terra, interroga la bellezza del mare, interroga la bellezza dell’aria diffusa e soffusa. Interroga la bellezza del cielo, interroga l’ordine delle stelle, interroga il sole, che col suo splendore modera le tenebre della notte. Interroga le fiere che si muovono nell'acqua, che camminano sulla terra, che volano nell'aria. Interrogali! Tutti risponderanno: Guardaci: siamo belli! La loro bellezza li fa conoscere. Questa bellezza mutevole chi l'ha creata, se non la Bellezza Immuta.

Ancora sulla bellezza: “questo mondo nel quale viviamo ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione. La bellezza, come la verità, è ciò che infonde gioia al cuore degli uomini, è quel frutto prezioso che resiste al logorio del tempo, che unisce le generazioni e le fa comunicare nell’ammirazione. E questo grazie alle vostre mani…Ricordatevi che siete i custodi della bellezza nel mondo” ( messaggio agli artisti alla chiusura del Concilio Ecumenico Vaticano II, 8 dic. 1965 ). Il grande scrittore Fedor Dostoevskij da questa definizione della bellezza: “ Sappiate che l’umanità può fare a meno di tutto, che niente è più facile per lei che fare a meno della scienza, che per vivere non ha bisogno di pane, ma che soltanto la bellezza le è indispensabile, perchè senza bellezza non ci sarà più niente da fare in questo mondo! Qui è tutto il segreto, tutta la storia”. La bellezza muove il mondo, genera l’amore, la concordia… Qualcuno diceva: la bellezza salverà il mondo! e il compito di noi artisti è quello di trasmettere questo messaggio.

Le mie opere traggono spunto da luoghi riconoscibili. Mi piace guardare i paesaggi attraverso il ricordo della memoria, magari partendo da uno schizzo o da un disegno, chiudendo gli occhi, e poi riaprendoli, e poi chiudendoli di nuovo; nasce così il desiderio dell’invisibile, dell’infinito… ma siccome la mente umana non riesce a concepire l’infinito, in quanto l’uomo è entità finita, non resta che accontentarsi dell’indefinito e delle sensazioni che, confondendosi l’un l’altra creano un’impressione illusoria; e allora in luogo della vista lavora l’immaginazione interiore, la fantasia subentra al reale, la realtà diventa un sogno ed il sogno diviene realtà… Sulla tela si imprimono le immaginiche, le forme e i colori che l’anima ricorda e rivive. Attraverso la trasparenza calda delle immagini passano fugaci le macchie fredde di colore; i colori colano quasi a piangere sulla natura del mondo e quasi a gridare che la realtà è un’altra e che nulla è definito. L’impressione esterna diventa espressione interiore dell’anima. Ecco… definirei la mia arte “impressionismo espressivo dell’anima”. Le immagini fissate sulla tela sono come quelle viste attraverso un vetro sporco e vecchio. Le immagini diventano confuse, diventano colori, macchie, tutto svanisce, si corrompe… La realtà è al di là di quello che vediamo. S. Agostino scriveva: “godremo dunque di una visione, o fratelli, mai contemplata dagli occhi, mai udita dalle orecchie, mai immaginata dalla fantasia: una visione che supera tutte le bellezze terrene, quella dell’oro e dell’argento, dei boschi e dei campi, del mare e del cielo, del sole e della luna, delle stelle e degli angeli; la ragione è questa: che essa e la fonte di ogni altra bellezza”. Bisogna imparare a vedere Il mondo come una icona. Potremmo dire che il mondo è una icona! è la “manifestazione della luce che non si vede, specchio purissimo, limpidissimo, immacolato, trasparente, che riceve in sé tutto lo splendore della prima Bellezza”. Tutto parla dell’Artista Creatore, tutto è a sua immagine… Tutto è ritratto come in una attesa, in un movimento lento che vive in questa speranza di rinnovarsi interiormente.

L’immergersi in questa coscienza cosmica non è solo abbandono ad una pura emozione; nasce sempre dalla consapevolezza vigile della realtà, da un’esigenza di superamento dei dati immediati, dalla meditazione del della vita, del cosmo, del trascendente, dell’eternità. Contemplando il mondo con questa vista, eleviamo la nostra anima e il nostro corpo, con le parole che Joseph Ratzinger rivolge agli artisti di tutto il mondo: “La bellezza, da quella che si manifesta nel cosmo e nella natura a quella che si esprime attraverso le creazioni artistiche, proprio per la sua caratteristica di aprire e allargare gli orizzonti della coscienza umana, di rimandarla oltre se stessa, di affacciarla sull’abisso dell’Infinito, può diventare una via verso il Trascendente, verso il mistero ultimo, verso Dio”.

 
   
                   
   
 
 
Luigi Salvatori

LUIGI SALVATORI nasce il 25 ottobre 1951 a Palestrina, antica cittadina alle porte di Roma. Nipote d'arte, inizia a Roma l'attività pittorica in giovane età seguendo la sua forte inclinazione naturale. Già nel 1961 viene selezionato per esporre presso la Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea di via Nazionale di Roma. Completati gli studi liceali ed artistici, si laurea in architettura nel 1976.

Inizia la sua attività professionale nel campo della pittura e dell'arte sacra e comunitaria, del restauro e progettazione di Chiese, di vetrate artistiche, iconografie ed arredi sacri in Italia ed all'estero. Effettua studi e ricerche storico artistiche sull'archeologia cristiana. Nel 1982 consegue un attestato benemerito della Pontificia Commissione per l'Arte Sacra. In collaborazione con la Domus Dei di Roma, centro di realizzazione per l'Arte Sacra, partecipa ad esposizioni, mostre, rassegne e iniziative culturali; le sue opere sono presenti in innumerevoli Chiese e ambienti comunitari, nonché in collezioni private in Italia ed all'estero.

Nel 1981 riceve l'annuncio di una esperienza di vita cristiana nella sua totalità e profondità ed inizia un cammino di conversione e di Fede. Nella situazione esistenziale dell'uomo che vive in un mondo dominato da segni di morte e di tristezza, il Kerygma della risurrezione di Cristo risuona come una buona notizia: nell'uomo liberato dalla paura della morte nasce l'amore cristiano, l'amore nella dimensione della croce: la nuova storia porta a riconoscere che Dio è Padre e Creatore del cielo e della terra e di tutte le meraviglie dell'universo. Questa novità si manifesta nelle opere dell'artista nella sua maturità dal 1993 e si riflette nelle impressioni dei suoi paesaggi e nelle immagini della Città Eterna, dove prendono forma il colore, la luce, il sole.

Nel 1995 incontra Alberto Vespaziani e Giampiero Toccaceli, pittori aderenti alla storica "Associazione Cento Pittori Via Margutta" e con loro incomincia una nuova fase della sua attività pittorica, esponendo le sue opere nelle numerose manifestazioni a cielo aperto negli splendidi scenari di via Margutta, e delle più belle piazze di Roma e città del Lazio e d'Italia. Nel 1998 entra a far parte del Consiglio Direttivo dei CENTO PITTORI, in qualità di fiduciario per gli affari generali impegnandosi nella vita attiva della stessa Associazione.

Nel 2009, pur rimanendo nell'esecutivo dell'Associazione Cento Pittori via Margutta, insieme al pittore Giuseppe Marchetta, da' vita ad una nuova Associazione artistica, l'Associazione "ARTISTI ROMANI VIA GIUUA", con l'intento e lo scopo di promuovere, valorizzare e diffondere l'Arte e la Cultura. La sede dell'Associazione diventa luogo di incontro tra i tanti artisti che vogliono confrontarsi sui temi dell'arte, organizzare insieme dibattiti, conferenze, mostre ed iniziative espositive.

 
   
                   
   
 
Le Vedute Di Roma
 
Le Marine
 
I Paesaggi
 
Arte Sacra
 
Arte Sacra
 
   
                   
   
 
 

Luigi Salvatori e la ricerca della verità nell’arte di Simona Scaldaferri, storica dell’arte - 2013

“La pittura di Luigi Salvatori è il risultato di una ricerca interiore sul senso dell’esistenza, che mira ad ampliare i suoi orizzonti oltre l’osservazione diretta del mondo, fino ad assumere un carattere di intensa spiritualità e di profonda adesione a valori universali. L’artista, animato dal desiderio di riconoscere la bellezza e la trascendenza delle cose sensibili, opera un processo di trasfigurazione della realtà a partire dalle immagini sedimentate nella memoria, che risultano così alterate sulla tela con i colori fusi e le forme evanescenti di una visione onirica.
Salvatori unisce la tradizione del vedutismo a uno sguardo personale sul mondo, in grado di cogliere in maniera ampia e immediata la realtà naturale e architettonica di Roma, nella sua totale bellezza carica di storia, senza esaltazioni, ma piuttosto, con un velo di nostalgia per un passato glorioso che si teme non tornerà mai più. È proprio il coinvolgimento personale dell’artista a rendere speciale ogni luogo ritratto e l’atmosfera tersa dei cieli della Città Eterna quasi palpabile. I colori accesi, i contrasti audaci di tinte calde e fredde, costituiscono il mezzo prediletto dal pittore per esprimere la sua visione della città: non una veduta comune, riconoscibile in ogni piccolo dettaglio, ma un’immagine che ha origine nel profondo di sé, lì dove il ricordo convive con le emozioni e l’individuale si identifica con l’universale. Le rovine sembrano sciogliersi sotto il sole ardente, mentre la luce accecante attraversa e sfalda i colonnati e gli antichi monumenti. Storia e natura si uniscono in un abbraccio intenso, in cui diviene difficile distinguere dove finisce l’una e inizia l’altra. Il cielo, la terra e le creazioni generate dalla mano dell’uomo sono parti tutte ugualmente importanti di un universo incantevole, secondo una concezione universalistica strettamente connessa all’esperienza cristiana del pittore. Sin dall’inizio, infatti, l’arte sacra costituisce un aspetto fondamentale della sua attività pittorica e anche la visione del mondo subisce naturalmente l’influenza di un percorso di conversione all’amore cristiano.
I profili spezzati delle figure, le macchie indefinite di colore sono il risultato di una visione confusa della realtà esterna, che appare sfocata, come accade quando la si osserva attraverso un vetro appannato. Il pittore ricopre l’immagine con il velo delle sensazioni che egli prova nell’osservare la realtà, così da restituirci un’impressione tanto sfocata quanto intima di essa. L’opera non corrisponde, dunque, a una registrazione immediata della natura effimera delle cose, quanto a una partecipazione sentita al mistero dell’esistenza. La materia cromatica si decompone e le forme si sgretolano, restituendo il senso di frammentazione e smarrimento proprio dell’uomo moderno di fronte alla realtà che lo circonda. Eppure Salvatori riesce a trasmettere un messaggio di speranza nel momento in cui ci invita ad andare oltre ciò che vediamo, per individuare la presenza del trascendente nella vita quotidiana, l’infinito immutabile ed eterno nel finito della nostra storia. Sotto il tocco del pittore, la città si risveglia e le forme si ricompongono lentamente: il generarsi dell’opera è vissuto come un momento di scoperta della meraviglia del creato, che si rinnova, di volta in volta, sotto i nostri stessi occhi. La consapevolezza del trascorrere del tempo e della caducità della vita non impedisce di godere delle meraviglie dell’universo, anzi, l’artista è colui che, prima di tutti gli altri uomini, cattura la vera bellezza nel mondo.
L’arte è pura contemplazione della natura e, nello stesso tempo, manifestazione profonda dell’anima dell’uomo. Nello stile di Luigi Salvatori il realismo convive ed è superato dalla forza dell’immaginazione, dall’idea. L’opera nasce, infatti, dall’osservazione della realtà circostante, nella sua finitezza e materialità, per elevarsi tuttavia a strumento privilegiato di un’espressione libera dello spirito umano. Il pittore fa propria una concezione idealistica dell’arte come tappa nel processo dialettico di rivelazione dello spirito: essa rende possibile la comprensione piena dell’essenza perfetta e invisibile, della verità nascosta al di sotto delle apparenze esteriori e mutevoli delle cose.
Sia nei dipinti dedicati alle immagini sacre, sia nei paesaggi che celebrano di riflesso l’opera divina del Creatore, Salvatori segue dunque un cammino di elevazione spirituale. Il suo è un messaggio nobile di riscoperta, attraverso l’arte, del senso dell’esistenza e dei valori positivi che guidano l’uomo nelle sue azioni e nei suoi desideri. L’artista sembra così volerci dire che la soluzione alle incertezze del presente non consiste nell’evadere in una dimensione altra, ma nel partecipare alla vita cercando di supplire, con la forza dell’immaginazione e il potere del sogno, alle paure che in noi suscita il caos e l’indefinitezza del mondo.”

“Il Desiderio dell’invisibile, sotto il colonnato del Pantheon di Luigi Salvatori rappresenta forse la summa spirituale del suo percorso artistico.
Una selva di colonne ordinate in una geometria che fa pensare alle celesti architetture di Piero della Francesca. Canne d’organo disegnate da rette verticali congiungono la terra al cielo, la Ragione allo Spirito. Dicotomia tra solidità strutturale e rarefatta trascendenza. E ancora foresta d’alberi fitta e misteriosa dove qualcosa spinge ad avventurarsi.
Canto fermo di una composizione, che dal largo ordito contrappuntistico, rimanda a certe sonate di Bach.
E nelle pause nembi di vento e luce. Nebbia del primo mattino, quando camminando infreddoliti nella città deserta, l’anima si perde nella contemplazione del Divino.
E più lo si guarda, più si viene richiamati dall’incanto di un territorio leggendario. Il tessuto coloristico delle pietre antiche, i rossi arcaici caldi e materici delle civiltà mediterranee, lasciano intravedere uno scenario dove ci si potrebbe immergere in profondità metafisiche inaspettate.
Pilastri a simbolo di una ideale civitas mistica, segnano il passo alle porte del più antico temenos dedicato a tutti gli dèi, poi chiesa cristiana dei martiri: quella che Michelangelo considerava opera degli angeli. Lo sguardo va dalla materia agli spazi vuoti; in quei tratti di cielo, in quel blu dall’indaco al ceruleo - splendore dell’anima - come lo definisce Rudolf Steiner , verso lo spirituale. La volontà dell’artista lascia intravedere silenziosi paesaggi tutti da scoprire, di un luogo senza tempo, dove vibrazioni di ricerca interiore risuonano e si moltiplicano in quel “desiderio dell’invisibile”.
Roma, 19 aprile 2011, Francesca D’Ascani

“In un momento storico dove gli ….ismi sembrano ridimensionare il loro significato nella storia dell’arte, e sembrano rimanere alla ribalta solo i più turpi e deleteri per il pianeta e l’umanità – ultimi il fanatismo e terrorismo con i crimini connessi – è più difficile parlare di un artista affermato e con riconoscimenti illustri, architetto di formazione e pittore per vocazione. Uomo di grande spessore culturale e morale, abituato a produrre seguendo il grande monito Pascoliano: “esplorate il vostro petto”. E così pennello, compasso e cuore operano, nella pittura di Salvatori, secondo il modo in cui il dantesco amore “detta dentro”. Per questo e in questo la sua opera della natura e dell’attività creatrice dell’uomo, nessun tema manca nel quadro di Salvatori, ma trasfigurato alla luce della cercata, sofferta e trovata illuminazione interiore. Il risultato è una forma di pittura antica e nuovissima, un nuovo modo di dipingere che forse qualche futuro storico dell’arte chiamerà “congiuntismo”, un …ismo finalmente positivo e restauratore della compiuta realtà.
Per questo ogni sua tela, dalla più piccola alla più grande, è un vicino spirituale e dona sempre un risultato e un significato. Lo suggerisce anche l’architettura inghirlandata di fiori o l’osservazione del più noto e del più antico – come un ponte o una basilica romani o il Campidoglio – fissato da un adeguato inventato balcone di fiori. Quadro o quadretto divengono così un amico, un rassicurante suggeritore dello spirito, un invito alla contemplazione per chi sappia vedere con il cuore e con la mente e non solo con gli occhi.”
Roma, 1 luglio 2002, Patrizio Flavio Quinzio, scrittore e giornalista
“Salvatori Luigi, con le sue opere piene di atmosfera come se uscissero da un sogno, da un irreale immaginario…con la sua preziosa pittura rende i paesaggi romani solari incantati e spettacolari” Dal settimanale Americano, “Grenville Journal”. Aprile 2006

“Si distingue Luigi Salvatori, per il suo linguaggio espressivo o originalità di messaggi” Da “Il Giornale” aprile 2006, Marco Cittadini giornalista

“Sensazioni dalla campagna 2: con i suoi colori vivi e pieni mi ha dato la sensazione di essere io stessa uno di quei profumati fiori accarezzati dal vento…senz’altro l’arte è il motore e il colore della vita” Da una inserzione internet - Roma, 2005 – Gilda

“Eccellenti i suoi paesaggi con prati in fiore” Da “Il Tempo” - Aprile 2001, Marco Cittadini giornalista

“Chi scrive è nato, vive e lavora a Roma, davanti al Colosseo... e a un quadro del Colosseo di Luigi Salvatori. Dalle mie finestre, all'alba, la corona di travertino del monumento si colora del rosa che proviene dalle colline dei Castelli Romani, che in lontananza gli fanno da sfondo e cornice.
In quegli istanti, il celeste e il rosso dei quadri di Salvatori diventano l'anima intuita e 'radiografata' della città di Roma: lo spirito sognante di chi vi 'viene al mondo' dal sonno della notte.Al tramonto l'emozione si ripete. Il travertino del Colosseo si colora di un rosso caldo, striato dal blù della sera che avanza. "Ultime luci al Colosseo", lo intitolerebbe Salvatori. "Osserva si fa sera..." sembrano dire all'unisono il Colosseo fuori della finestra e la sua rappresentazione nel quadro di Salvatori lì accanto.
Da cittadino di antica famiglia romana, da antropologo della storia e della storia di Roma, sono grato a Luigi per avermi 'stupito' con i suoi colori difficili e coraggiosi, tenaci e singolari, che si sono imposti alla mia visione abitudinaria come filtri 'forti' e sinceri, che travalicano i 'luoghi comuni' per imporsi con 'quel che han da dire'. Sono grato all'artista per avermi 'donato' la sua visione inusuale e profonda della città che condividiamo da tanti anni. Ma l'arte di Salvatori è un 'sogno visuale' che travalica Roma, e si 'posa' - come il pensiero dell'aria verdiana del Nabucco - su valli, colline, stagni e paesaggi che non sono solo quelli della Campagna Romana, ma sono anche quelli dell'anima umana. Luigi Salvatori dunque non si limita a interpretare in modo pittorico e sentimentale quello che ritrae intorno a sè. Egli forma e colora un sentimento delicato, tra il sogno e la realtà, tra l'ideale e l'essere, che contiene le sfumature della memoria in equilibrio tra malinconia, nostalgia, oblio... e gli occhi stropicciati d'un bambino felice che si sveglia nel giorno di festa...” Roma 14 febbraio 2010, Giorgio Fabretti, docente di antropologia e giornalista

“ Luigi Salvatori …. energia, forza. Allegria, la sua arte proietta tutte queste sensazioni…” da Aurelium n. 5 maggio 2010

“Colori che irraggiano luce tra paesaggi interurbani, con tonalità di verdi, gialli che richiamano sensazioni vissute, profondità reali, ambienti incontaminati: Luigi Salvatori, un maestro che con equilibrio e tecnica seduce la forma ed esalta la sostanza del nostro ambiente.”
Claudio Iorio, Presidente del Consiglio Circoscrizione IX – dicembre 1997

 
   
                   
   
 
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Principali Mostre

GALLERIA NAZIONALE DI ARTE MODERNA - Via Nazionale, Roma - 1964


GALLERIA DOMUS DEI - Via della Conciliazione 15, Roma - dal 1975 al 1986
Esposizione di opere di arte sacra


PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI EUR – Roma - anni 1981 - 1986
Arte sacra “Giornate della vita collettiva”


GALLERIA D'ARTE IL SAGITTARIO – Piazza Re di Roma - 1994


GALLERIA CEPAT - Via delle Cave, Roma - anni 1995-1996-1997
Mostre personali


Premio Nazionale XXII edizione GABBIANO D’ORO


II^ Biennale d’Arte Contemporanea - 1996 (Pegaus Arte)


GALLERIA D'ARTE EDARCOM EUROPA - Via Macedonia, Roma - 1997
Mostra personale


SALA BORROMINI – Piazza della Chiesa Nuova 18, Roma - 1997
Mostra personale


Moa Casa ARTE EXPO 97 – Roma - 1997


Premio ARTE E MODA - Cinema Airone, Roma - 1997


SALA GIOLITTI - Piazza Armellini, Roma - 1998
Mostra personale


Hotel Torre Sant’Angelo, Tivoli - 1999


Premio C.E.A. “Europa verso il III millennio” – 1999


PALAZZO BARBERINI - Roma - 2000
Premio “Roma urbs Arti set Iubilaei”


Fiano Romano - 2000
Premio “Artista del III Millennio” – C.I.D.A.F.


OLEVANO ROMANO - 2000/2004
Associazione Artistica “Giovanni Tortelli”


ISOLA TIBERINA – Roma - 2001
Beneficenza opere missionarie Fatebenefratelli


PALAZZO VALENTINI PICCOLE TERME TRAIANEE - Via Quattro Novembre, Roma - 2003


PALAZZO S. CALISTO - Roma - 2004
Mostra permanente d’arte Pontificio Consiglio “Justitia et Pax”


Selezione 1 rassegna artisti protagonisti delle “Nuove Avanguardie 2004”


GALLERIA ALBERTO SORDI - Roma - 2005
Mostra collettiva


Anderson County Arts Center - Anderson (USA, South Caroline) - 2005
Mostra personale


CERRETO LAZIALE - Palazzo Comunale dal 2006
Mostra permanente


PREMIO Fontanella di Roma, 1° edizione " I LOVE ROMA" Via del Pellegrino 119, Roma


PREMIO “più cultura, più civiltà, più socialità” – Roma - 2008


Chiesa S.M. dei Miracoli - Roma - 2008
Mostra di solidarietà


Pomezia - 2009
Mostra collettiva


Galleria d’Arte Baccina - Roma - 2009
Mostra personale


Dal 1995 partecipa a tutte le manifestazione e mostre della Associazione “CENTO PITTORI VIA MARGUTTA” a Roma in Via Margutta, Piazza di Spagna, Piazza Mignanelli, ed in altre località d’Italia (Minturno, Fiuggi, Ariccia, Pescara, Anzio, Tarquinia, Nettuno, Anagni, Cerreto Laziale).

Alle varie mostre dell’artista hanno partecipato personalità della cultura (Assessore Cultura Comune di Roma Gianni Borgna, Ministro Beni Culturali Giovanna Melandri, Sindaco di Roma Francesco Rutelli, Assessore Cultura Provincia di Roma Paola Guerci, Presidente Municipio I Lo Befaro, Presidente Provincia di Roma Silvano Moffa, Sindaco di Roma Walter Veltroni) e dello spettacolo (Renzo Arbore, Valeria Marini, Carla Fracci, Carlo Verdone, Tiberio Timperi).

Riconoscimenti e meriti:
Gaetano Gifuni Segretario Generale del Presidente della Repubblica.

L’artista è inserito nell’ANNUARIO D’ARTE MODERNA ACCA in Arte Editrice dal 2002.

Le sue opere sono esposte in permanenza a Roma presso:
Studio personale “Atelier d’arte”, Via Ardeatina 112 - Roma
Galleria Associazione Culturale, Via Giulia 71 - Roma
Galleria "Segni di sogno", Via Fonte Buono 35 - Roma
Circolo Sportivo San Giorgio, Via Viggiano 155 - Roma

 
   
                   
   
 
 
Immagini
 
 
   
                   
   
 


Studio: via Ardeatina 223 - 00179 Roma
Galleria ed Esposizione personale permanente: via Giulia 71 – 00186 Roma
Tel. 335.6584028

 
 

 

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